Senza dubbio questo risotto rappresenta una parte di cultura tradizionale del Piemonte che oggi si è quasi del tutto persa. I piu’ giovani non conoscono questa ricetta e questo risotto non viene proposto in nessun ristorante se non rivisitato e quindi con la perdita della sua essenza principale (il sangue del maiale).
Questa gustosa pietanza veniva servita quando si uccideva il maiale, infatti l’ingrediente principale era appunto il sangue dell’animale appena ucciso. Il gusto di questo alimento era forte e robusto e veniva abbinato ad uno dei vini piemontesi di corporatura e quindi risultava un piatto completo che soddisfa va la fame dei contadini dopo una lunga e dura giornata di lavoro. In quei periodi lavoro di campagna era molto sviluppato e gli uomini dopo una lunga giornata di lavoro si univano per pranzare in un’unica tavolata apparecchiata e gestita dalle donne della campagna. Anche se oggi può sembrare quasi un rituale macabro si deve pensare che la carne era davvero una rarità. L’animale veniva rispepettato in tutte le sue parti e appunto da questo nacque il detto “del maiale non si butta via nulla”